151 Miglia – Ancora!

In effetti 148

Eccomi alla seconda regata con la mia barca (da armatore faccio ancora fatica a dirlo), in teoria con qualche esperienza in più. In pratica tutta un’altra storia.

Preparare la barca per una regata è l’occasione per fare delle modifiche, per aggiungere delle attrezzature, verificare se tutto funziona e svuotarla del superfluo. Oltre a verificare le dotazioni di sicurezza.

Poi quest’anno mi sono occupato anche del trasferimento verso Marina di Pisa, la mia prima notturna dove ero il più esperto. Il tempo non era dei migliori con una buona dose di instabilità e temporali, che per fortuna sono passati verso l’interno, ed un vento dritto sul muso che ci ha costretti a fare parecchio motore (in fondo avevo il serbatoio troppo pieno).

Quel tratto di mare lo avevo fatto lo scorso anno, sempre a motore (un 2,3 cv di un mini) per un trasferimento Genova – Punta Ala ed avevo presente i tratti a cui prestare attenzione, come il passaggio da Piombino e da Livorno per il traffico commerciale.

Navigare la notte è sempre un’emozione intensa. Si percepisce la curvatura terrestre, con buona pace dei terrapiattisti, ed il mondo di popola di luci naturali ed artificiali. Tutti dati da interpretare se ci sono incroci o pericoli. Una buona dose di concentrazione è necessaria.

Un po’ di paura non manca mai, gli imprevisti sono possibili se non probabili, e poi non vedere attorno a se regala uno spettacolo magnifico con il cielo stellato, ma allerta anche gli altri sensi, ci si sente più vicino al mondo animale cercando di percepire ogni rumore per decodificarlo e poterlo neutralizzare come causa di preoccupazione.

Lasciare il porto la sera sapendo di affrontare la notte in navigazione è stata una bella sfida per me, direi egregiamente superata.

Per questa edizione avevo deciso di prendermi il tempo giusto per fare le cose con calma e con quel margine in più per gestire eventuali imprevisti. Un po’ una vacanza attorno alla regata. E’ stato rilassante sapere di avere tempo che, alla fine, è servito tutto, perché gli imprevisti sono una certezza!

Con il passare dei giorni la partenza si avvicinava e le previsioni peggioravano sempre di più. Con il percorso classico, Livorno, Marina di Pisa, Giraglia, Pianosa, Formiche di Grosseto, Punta Ala, la probabilità di beccarci degli schiaffoni dal fronte di passaggio era altissima. La tensione si percepiva, ma veniva messa da parte, affidandosi al Comitato di Regata fiduciosi che avrebbe preso la decisione migliore modificando il percorso.

E’ liberatorio se il Comitato decide per te sollevandoti della responsabilità di scegliere se partire o meno. E nessuno ha voglia di mollare dopo la preparazione fatta per arrivare li. In alcuni momenti l’ho messo tra le possibilità, assaporando l’amarezza di un ritiro insieme all’eccitazione mista a paura di partire.

Il percorso è cambiato, poco prima della partenza, tagliando il passaggio della Giraglia e permettendo di stare più a Est e protetti, con anche una via di fuga nel caso le condizioni si sarebbero rivelate peggiori del previsto.

Ed alla fine giovedì mattina abbiamo lasciato il porto per raggiungere l’area di partenza. In regata sai che non ti risparmierai che, anche se stanco, farai quell’ennesimo cambio di vela per andare meglio, per stringere di più o per aumentare la velocità. E così è stato.

La prima parte della regata siamo andati benissimo. Zhora con 20 nodi è docile e veloce. Io, che non mi ritengo un buon timoniere, mi sono divertito a tenere la rotta ed a portarla piena. Ci siamo divertiti e la notte è passata serena, il mare non era ancora molto mosso, e la mattina ci siamo trovati dopo Pianosa ed in vista di Montecristo in ottima posizione. Da lì la nostra regata è cambiata, siamo finiti in un buco di vento, con parecchia onda, ed abbiamo iniziato a soffrire ed a perdere posizioni. Ci abbiamo messo una vita ad uscirne. Eravamo sesti.

Le onde crescevano sempre di più, il vento passando dalle Bocche ruotava verso nord e creava onde sempre più grandi, che si incrociavano con quelle generate dal vento che a Capo Corso ruotava verso sud, un “piacere” per lo stomaco.

Dopo il passaggio di Montecristo andavamo di bolina con le onde da dietro che ci facevano planare. Una sensazione davvero singolare,ma nella quale Zhora era a proprio agio come su dei binari, grazie alle due pale del timone ed al culone largo.

Il passaggio delle Formiche ha segnato la svolta verso un mare in miglioramento e vento in calo. Tanto che siamo arrivati di notte, verso l’una e trenta dovendo fare pure diversi bordi davanti alla linea di arrivo.

Appena ormeggiato, diritti al punto di ristoro per una meritata birra. Magicamente lo stomaco appena messo piede a terra si rimette a posto come se nulla fosse.

Screenshot

Abbiamo rotto una drizza, una scotta, il grillo tessile non ha funzionato bene ( ho usato il materiale sbagliato) ed il gennaker si è danneggiato, ma nulla di grave e niente noi.

Tipicamente in barca, sopratutto per viaggi lunghi si usa la ridondanza delle parti importanti per contrastare gli imprevisti, e ci sono diverse cose di “rispetto” come si dice. Trovarsi in mezzo al mare in avaria è un’dea che non piace a nessuno e si fa di tutto per evitarlo. Diciamo che si danno delle buone priorità. Chissà perché in altri contesti questo non si fa. Certo la ridondanza costa, ma raramente non farla è una questione di costi. Il nostro sistema neurale è pieno di ridondanze, di diverse possibilità dalle quali emerge quella preferenziale, ma senza smantellare le altre.

Le condizioni di questa edizione sono state molto dure, sopratutto per lo stato del mare, anche se il vento non ha scherzato arrivando a 27 nodi.

E’ incredibile come ci si abitua a condizioni sempre più impegnative. A pensarci sembra impossibile, poi ti ci ritrovi dentro e ti abitui, per fortuna.

La paura non manca, serve, aiuta, ti fa stare vigile ed attento oltre che darti un campanello d’allarme se stai superando il tuo limite.

Non sono riuscito a centrare gli obiettivi che mi ero dato, e non sono contento perché l’importante non è partecipare. E lo dico io che ho sempre evitato la competizione, pensando di perdere non giocavo neanche. Adesso è diverso, la maggiore competizione è con me stesso, con i miei limiti e le mie paure, ma anche la classifica ha il suo perché.

Fare la 151 Miglia è sempre un emozione, la prima l’ho fatta nel 2013, arrivando terzi con una barca su cui non salgo più e che avrei voluto mettere dietro a questo giro. Mi ci sono affezionato, ed ancora dopo tre edizioni non sono riuscito a fare il percorso ufficiale, due volte per il troppo vento, una, lo scorso anno, per la bonaccia.

Il rientro a “casa”, Marina di Grosseto, è stato fantastico per le condizioni meteo ed ha chiuso il cerchio per poi ripartire verso la Pianura Padana.

Adesso c’è da sistemare la barca, fare il bucato, rimettere le cose tolte, ma non tutte. Ogni volta è l’occasione per eliminare cose superflue, come in un continuo trasloco purificatore.

Questa volta la trasformazione dovrà aspettare qualche giorno in più, dal momento che il 22 giugno ne facciamo già un’altra.


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