CALABRIA WILD WEEK III – back home
Eccoci al terzo anno di questa avventura iniziata nel 2022. Una terza edizione ridotta, eravamo solo in tre, e non solo nel gruppo di impavidi escursionisti.
Anche iniziando per tempo ad organizzare questa settimana naturalistica in Aspromonte, non sempre le ciambelle vengono con il buco e quest’anno abbiamo sfiorato l’annullamento, che per fortuna non c’è stato.
Come si dice? Pochi ma buoni!
Quest’anno avevamo deciso di mangiare di meno e di camminare di più. Niente gambe sotto il tavolo a pranzo, ma solo colazione al sacco, e la sera cena ma senza strafare. Escursioni più vicino per poterle fare più lunghe e pernottamenti diversificati. Un programma di massima, tutto sommato rispettato, andata in macchina con una sosta e rientro uguale. Questi erano i piani …
…
Siamo partiti giovedì 25 ed abbiamo deciso di fermarci ad Eboli (anche noi). Se sei da quelle parti non vuoi cercare delle mozzarelle buone? La sera non ci siamo riusciti, ma ci siamo rifatti la mattina con una colazione da Vannulo e quasi un chilo da asporto per la sera.


La prima variazione è che stavamo tutti da me. Mio padre non c’è più e quella casa aveva bisogno di presenza, di vita. Abbiamo pulito e ci siamo sistemati.
Le tortore che venivano a salutare la mattina hanno cambiato abitudini ed anche il gatto ospite non si è fatto vedere. Forse loro sono più bravi a farsi una ragione dei cambiamenti che accadono. Per me è stato un grande aiuto avere due amici con me per riabitare dopo tanto tempo quella casa in modo diverso.
La serata, accompagnata da un ottimo vino e da un magnifico whisky, è passata cercando la vision per quella casa e, forse, per la vita futura. Non è stato facile restare su quei temi, su quelle emozioni. Io di solito cambio aria, stanza, paese, a volte pianeta!
Giorno 1 – Forgiarelle
Anzi no, c’è la neve per arrivarci ed è meglio non rischiare, meglio le Maisano o dell’Ammedolea. Sono le cascate vicino alla diga sul Menta e sono bellissime, tre salti magnifici che si possino ammirare dal versante opposto in tutto il loro splendore.



Era pieno di processionarie che stavano iniziando a cercare il luogo migliore per interrarsi e diventare farfalle.
Per pranzo, visto che era il primo giorno e serviva acclimatarsi le gambe sotto il tavolo le abbiamo messe, ma con cibo portato da noi.

Poi per smaltire siamo andati a vedere il bacino artificiale dall’alto, quest’anno davvero con poca acqua per essere maggio.

Ultima tappa della giornata la ex base Nato, ormai un sito completamente abbandonato e saccheggiato di quasi tutto. Una volta sede di una base per le comunicazioni, o chissà cosa, che aveva il vantaggio di far si che le strade per arrivarci fossero le migliori della Calabria.
Adesso è uno spazio vuoto, con le macerie rimaste, senza nessun progetto per usarlo o per bonificarlo per restituirlo alla natura. La Calabria, come l’Italia in effetti, è piane di ruderi lasciati a marcire senza prendere una decisione che possa restituire del decoro.

La sera ci aspettava la nostra degustazione di vini alla Bottiglieria a Pellaro. Anche questo è diventato un appuntamento fisso già dalla prima edizione. Da qualche anno anche la Calabria sta esprimendo vini molto interessanti di piccole e medie realtà con vitigni autoctoni e no. Senza nulla togliere nulla al vino nella bottiglia Fiuggi ed il tappo a corona che per tanti anni imbottigliavamo con mio padre. Ho avuto la fortuna non solo di imbottigliarlo, ma da ragazzino anche di pestarlo con i piedi immerso quasi totalmente nella vasca per uscirne tutto appiccicaticcio, violaceo e dolciastro.
Questa volta abbiamo bevuto un bianco e tre rossi di prezzo medio basso, dai 7 agli 11 euro, perché è qui che si vede la bravura del produttore nel saper tirar fuori un buon vino ad un prezzo contenuto.




Per noi ha vinto Don Saso.
Giorno 2 – Tunnel Murat
Oggi si fa sul serio, dopo il primo giorno di riscaldamento ci aspetta una bella discesa lungo un costone accanto al porto di Bagnara. Si parte dalla strada SS18 a circa 358 metri slm per arrivare su un piccolo molo di fortuna.
Prima di partire compriamo il pesce da friggere la sera.

In questi posti negli anni passati la terra veniva fatta fruttare in tutti i modi, e visto che era poca e non in piano, si costruivano terrazzamenti con muretti a secco per rendere coltivabile una pendice con una pendenza ben oltre il 45%. E si coltivava sopratutto la vite, adesso si chiamerebbero colture eroiche, fichi, mandorle. Tutte coltura che non hanno bisogno di molta acqua, solo di duro lavoro.
Scendere seguendo il crinale ed usare i gradini che ancora spuntano dai muretti non è stato facile. Guardare giù impossibile. Ma il panorama mozzafiato. Certo ancora per poco perché a breve ci sarà il ponte!






Quasi in fondo abbiamo fatto una deviazione per vedere il tunnel Murat construito nell’800 per piazzare dei cannoni a difesa del porto di Bagnara. La pietra è friabile, ma scavarlo non deve essere stata una passeggiata.
Rientrando ci siamo fermati a vedere il pilone da vicino. Ormai quello calabrese a Santa Trada, ed il suo gemello sicialo a Ganzirri fanno solo da ornamento per lo Stretto, ma per molto tempo sostenevano i cavi elettrici. Sono entrambi di 224 metri di altezza, ma quello calabro è su una base a 165 metri ed arriva a 400 metri, per 75 di larghezza.


Su quello calabrese qualche anno fa ci sono salito fino in cima. Sono solo 2220 gradini che ti portano in cielo con una bella dose di paura. Così in alto si sente il vento anche se a terra non ce n’è.

Recuperato il pesce torniamo a casa per una serata in onore di Peppino con una frittura di calamari, pesce spada e delle ottime bollicine calabresi SP1.
Se chiedevo a mio padre se voleva del pesce la risposta era sempre la stessa: se c’è qualcosa da friggere va bene. E dopo una volta che avevo osato comprare delle bollicine da berci assieme molto gradite, questa combinazione è diventato il modo per tenermelo stretto, per ricordarlo.

Giorno 3 – Laverde
Ci spostiamo sulla Jonica per gli ultimi tre giorni di escursioni. Oggi il programma è quello di vedere la fiumare Laverde e le sue gole. Dal momento che andiamo lungo la statale 106 passiamo da Bova, e non poteva mancare una sosta “aragostine” tanto amate da Bob (e non solo).
Il primo approccio alla fiumara è un grandissimo letto sassoso senza acqua e con le mucche, in una composizione quasi lunare, aliena.




Il percorso che facciamo ci fa salire in cima fino al Casello di Monte Schiavo per poi ridiscende dal lato opposto fino alla fiumare e percorrerne le sue gole.
La salita è impegnativa sotto il sole, ma arrivati veniamo accolti dai forestali che ci offrono di tutto, e sopratutto della birra fresca che tirano fuori dal loro frigo. Noi mangiamo i nostri panini e ci facciamo un caffè per poi ripartire in discesa scendendo fino al letto della fiumara. Troviamo più acqua del previsto e questo ci constringe a continui guadi anche piacevoli se non fosse che gli scarponi diventano sempre più macigni da trascinare.
Le gole sono spettacolari, con molte frane lungo il percorso a testimonianza del tipo di roccia che cede molto spesso. Qui di acqua ce n’è ma man mano che scendiamo diminuisce, fino a sparire, per poi riapparire ancora per poco e morire in un rivolo.







Finito il percorso ci aspetta il trasferimento a Bivongi dove pernotteremo per due giorni e cena a Stilo.
Giorno 4 – Le cascate del Marmarico
Sono le cascate più alte dell’Appennino del Sud, in una zona piena di acqua e di verde, e sede anni fa di parecchie centrali idroelettriche ormai dismesse e vendute.
La strada è facile anche se lunga, e per fortuna non sempre al sole, ma con lunghi tratti di ombra.

Lungo il percorso incontriamo una mandria di mucche con vitelli e qualche torello (giovane per fortuna). Disturbate dalla nostra presenza, fanno qualche accenno di carica messo subito da parte per iniziare a spostarsi lentamente precedendoci lungo il sentiero che non lascia spazio per sfilarci reciprocamente accanto senza patemi. Facciamo così un po’ di strada sempre più lentamente. Probabilmente le mucche non avevano voglia di spostarsi. Arrivati vicino ad una radura hanno deciso che lo spazio era sufficiente perché noi ci mettessimo di lato e loro tornare indietro. Solo che i tempi sono stati precipitosi e ce le siamo viste venire addosso, dando prova di estrema agilità per metterci al sicuro. Al ritorno per fortuna avevano deciso di scendere lungo le pendici e restare su un livello diverso dal nostro.
Le cascate sono bellissime, immerse nel verde e davvero spettacolari. Lungo il percorso mi sono ricordato di aver fatto per quel percorso facendo torrentismo dal ponte verso valle.






Rientro a Bivongi presto per poterci fare un aperitivo in piazza. Finalmente uno spritz Cynar (che non trovo mai, se non a Milano o nel Nord-Est) ed un sacco di cose buone per prepararci alla cena, questa volta in posto poco fuori il paese.
Come ogni edizione oltre a camminare e mangiare si parla molto di noi e delle nostre turbe di esseri umani. Questa volta il tema era come sarebbe cambiato il mio rapporto con Reggio e la mia casa, i nostri lavori, i nostri atteggiamenti. E questa volta anche io sono sempre stato assieme agli altri vivendo una dimensione diversa di questa vacanza nata per caso dai miei post del periodo del lockdown e diventata una istituzione.



Giorno 5 – Monte Stella
L’ultima escursione la facciamo di defaticamento, saliamo fino a Monte Stella a vedere il santuario ed io e Luca scendiamo lungo un sentiero. Dobbiamo rientrare a Pellaro per poi partire il giorno successivo, sistemare e chiudere la casa in attesa del prossimo viaggio.
Nessuno di noi però sapeva che ci stava aspettando la prova più dura, il pranzo del primo maggio a casa di Nella. I nostri palati hanno goduto per ore mangiando cose genuine e buonissime. Sono riuscito a mangiare le fave fresche e salame che adoro e poi tantissime altre cose. Rientro e passeggiata per smaltire qualcosa.

Giorno 6 – Il rientro
Partiamo senza fretta con in mente di fare tappa a prendere ancora le mozzarelle e di fermarci lungo la strada per spezzare il viaggio che breve non è.

Poi come sempre ci facciamo prendere dal rientro, dalle cose da fare che ci vengono incontro e decidiamo di fare una sola tirata.
Ci siamo detti di ricordacene il prossimo anno per NON fare lo stesso. Vedremo!
Per me è stato un viaggio nel viaggio. Era da Natale che non tornavo giù, mi ero ripromesso di farlo a febbraio, poi a marzo, poi mi sono detto che ormai non era il caso di farlo prima della wild week. Senza rendermene conto mi stavo tenendo a km di distanza non solo dai luoghi ormai diversi, ma anche dal dolore. Mi sono anestetizzato con il lavoro, con i pensieri che sono bravissimo a crearmi. Poco tempo fa, prima di partire, ho iniziato a sentire il vuoto avevo, ed ho, dentro. Tornare con degli amici mi ha aiutato, ma so che una parte del viaggio dovrò farla da solo, cercando un nuovo senso per le cose, per i luoghi che mi hanno visto crescere e che fanno parte dei miei ricordi e delle mie radici.
Nel 1986 sono partito per studiare venendo a Milano, lasciando una terra difficile al suo destino. A volte mi dico di non aver avuto la forza di tanti che invece sono rimasti, ma li allora non potevo restare. Negli ultimi anni mi ero riavvicinato trovando un modo per viverla con un rinnovato affetto. Adesso dovrò trovare ancora un’altra via per starci bene, davvero.
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