Voci in Aspromonte

Una serata a Cataforio ( o meglio lì vicino)

Ieri sera sono andato in un paesino sopra Reggio Calabria dove in questi giorni si sta svolgendo la manifestazione Voci in Aspromonte, per la precisione a Candiotini, dall’altro lato della fiumara Sant’Agata. Uno dei tanti corsi d’acqua calabresi, quasi sempre secchi, ma che porti diventi e alvei molto larghi ricordano che non è sempre stato così, e non lo sarà. Dopo che mi era stato proposto, guardando il programma, ho ritrovato Enza Pagliara, incontrata in uno stage di danze popolari fatto nel 2015 e così mi si sono attorcigliati i ricordi di quel periodo diviso tra Siena e Milano, qualche anno prima del mio rientro nella metropoli lombarda.

È stato per me come essere catapultato in un mondo parallelo che ogni tanto sfioro quando sono qui. Un modo fatto di persone che hanno voglia di scoprire e conservare tradizioni che organizzano eventi, ritrovi, direi in modo resistente.

Era pieno di ragazzi giovani di qua e non variamente assortiti e mi ha fatto venire in mente i luoghi che ho iniziato a frequentare a Milano, dopo aver abbandonato quella da bere per dedicarmi a qualcosa di più verace, centri sociali per esempio. Sembrava più una festa in casa che un evento, sarà stato per il numero di persone contenuto, o per essere stata organizzata a Candiotini, che di fatto è una tenuta con una casa e una chiesa in mezzo. Atmosfera rilassata che mi ha permesso di osservare questa “umanità varia”, come diceva Paolo Conte.

Inizialmente non poteva mancare una parte parlata che non so come definire. È stata troppo lunga per definirla una presentazione del concerto e poco strutturata per essere un dibattito. Ho ascoltato cose molto interessanti, che mi hanno fatto venire in mente che noi calabresi (e forse noi meridionali) siamo logorroici e trasformiamo in retorica pura momenti che potrebbe essere più leggeri e meno autoreferenziali.

Mi sono ritrovato, nel mio vagare tra le persone, a fare la cosa che mi piace di più: osservare, e a sentire, in un momento preciso, il vento caldo sulla pelle. Ed è stato un attimo e ne sono stato attirato. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto condividere questa sensazione, raccontare come il vento mi sfiorava e la delusione (forse) di sentire calore invece che refrigerio. Il vento io lo immagino sempre fresco sulla mia pelle, umido a volte. Quello caldo mi riporta alle estati passate quando era raro e quasi divertente. Ecco e poi mi sono detto che non era possibile far percepire queste cose a qualcuno che non era lì con me. Ho anche pensato che forse è proprio il mio limite non saper descrivere quello che sento, che sia con la pelle o con altri pezzi di me.

Ieri ne ho sentito la mancanza

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