2026 08 26 – Ennesimo fritto commemorativo

Stu vino e bello e fino, un brindisi a Don Peppino

Era il 2022 quando per caso avevo comprato oltre i pesci da friggere un bianco spumantizzato calabrese da bere assieme SP1. Mi padre se ne era lamentato:” sempre a spendere soldi”. Poi insieme al pesce fritto il vino è sceso con piacere e lo abbiamo finito. Quel giorno ho avuto l soddisfazione più grande della mia vita, Peppino mi aveva detto: tu si che sai vivere. Per me era stato il più grande riconoscimento. Comprendere da una prospettiva completamente diversa il mio approccio alla vita, non giusto o sbagliato, solo diverso. Mio padre ha saputo evolvere e cambiare opinione e convinzioni, cosa che non è scontata e non è consueta in generale, e di questo gliene rinosco un enorme merito.

Nel 2023 mio padre è morto. Noi ci eravamo riappacificati, eravamo tornati a essere vicini nell’animo e fisicamente ( il Covid mi aveva permesso di stare assieme nel 2021 e nel 2022) e la sua morte era arrivata dopo un sacco di bei momenti passati assieme.

La cucina è un ambito che ci ha divisi e uniti. Mia madre cucinava benissimo, a detta nostra e di tutti quelli che avevano modo di passare da casa nostra, amici miei e parenti invitati o autoinvitati (ovviamente spariti negli anni e che non hanno mai ricambiato). Io le stavo vicino da piccolo e osservavo quello che faceva e assimilavo senza saperlo. Da grande mi sono trovato a saper fare delle cose inaspettatamente e anche bene e sono diventato il re del fritto. Questo non solo perché guardavo mamma Bice, ma anche perché mio padre adorava il fritto, e me lo chiedeva, in barba alla colite, grastrite, diverticolite e reflusso esofageo.

Il dialogo di solito era del tipo: papà vuoi del pesce? si, se c’è qualcosa da friggere prendilo. Questo mi ha spinto a provare. E diciamocelo, mio padre non è mai stato indulgente nei giudizi, quindi ho avuto molti feedback per potermi migliorare (diciamo così).

Mia madre è morta nel 2009 e mio padre nel 2023 ( ha resistito fino alla morte di sua sorella), e adesso io sono solo. Come disse un mio caro amico alla morte di sua madre, ti senti orfano, solo al mondo. E non bastano gli amici che ho in gran numero e mi sono sempre vicino. Mia madre mi stava vicino con il distacco di una persona provata dalla vita, strappata alla sua infanzia per fare la donna di casa e accudire a suo padre e alle sue sorelle o poi alle sue nipoti, e mio padre c’era sempre con lo scotto di trovarsi, dopo la morte di suo padre, a pensare cosa mettere a tavola.

Il suo “tu sai vivere” è stato il riconoscimento più grande che io potessi immaginare di ricevere. Era un misto di riconoscimento delle mie capacità, e sopratutto di accettazione di un modo diverso di affrontare la vita, di dare le priorità alle cose.

Io non ho famiglia, non ho mutui o debiti e mi sento libero di scegliere senza vincoli. Questo fa di me una persona difficile da avere a fianco, da comprendere, o da accettare. Ho una libertà che non riesco a negoziare con niente. E’ difficile. Il rovescio della medaglia è che il mio attaccamento, la mi adisponibilità sono sinceri, non essendoci nulla con cui barattarli.

I miei genitori mi mancano ogni singolo momento, e ogni singolo momento li ritrovo in quello che faccio e in come lo faccio. Mia madre nel controllo assoluto e nella calma serafica, mio padre nelle capacità di fare qualsiasi cosa, e nella sua irascibilità. Sono un mix male assortito che io adoro e che fa di me un adorabile stronzo, bravissimo a friggere.

Il fritto commemorativo è qualcosa che consumo da solo, in una adorabile solitudine che mi permette di pensare, di ricordare e di potermi commuovere senza ritegno. Che in pubblico non ne sono capace 🙂


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