Ci sto prendendo gusto
E pensare che ho iniziato a friggere molto tardi nella mia vita, non perché non mi piacesse mangiarlo, ma per la difficoltà che immaginavo esserci nel farlo.
Come tante volte nella mia vita, l’occasione me l’ha data mio padre che mi ha chiesto di fargli una frittura di pesce. E chi sapeva da dove iniziare?
Come sempre nella mia vita, avrò detto “vediamo” e mi sono cimentato. Non ricordo il risultato, considerando che era il mio cliente più esigente immagino di non aver raggiunto gli standard elevati che aveva Don Peppino e con i quali mi sono dovuto sempre misurare. A volte mi hanno aiutato a fare, ad imparare, altre mi hanno fatto nascere quella indole rinunciataria che in alcuni casi mi contraddistingue. Un mix di audacia e di ritrosia, sopratutto per le competizioni che ancora oggi non amo ed a cui non partecipo.

Beh alla fine friggo bene, me lo posso dire. In più amo cucinare per le persone ed ospitarle a casa mia. I miei pranzi, cene e feste sono famose tra i miei amici. Ma le ho sempre fatte nelle mie case.
Prima in quella casa da studente di 34 metri quadri dove ci facevo stare anche una cinquantina di persone che, ovviamente, alla fine della serata si conoscevano tutti per quanto era vicine.
Poi nella mia casa di Milano, quella attuale, dove ho fatto svariate feste ed adesso sarà il caso di riprendere questa bella abitudine.
In mezzo ci sono le feste nella mia casa di Siena, dove avevo il giardino e pochi vicini che strategicamente invitavo per tenermeli buoni :-). Alla mia festa dei 50 anni abbiamo sfondato le casse dello stereo e mi hanno fatto anche lo spettacolo di giocoleria con il fuoco. Una persona una volta mi aveva rivelato che la mia festa era considerata quella che apriva ufficialmente la stagione estiva.

Ieri abbiamo inaugurato anche la tradizione dell’accoglienza a Pellaro, nella mia casa d’infanzia, con la quale adesso sto cercando di creare un nuovo rapporto.
Per anni è stata casa mia (adesso sto scrivendo da quella che è stata la mia camera), poi la casa dove tornare per le vacanze e le feste a trovare prima i miei e poi fino a due anni fa mio padre.
Adesso è una casa dove sto cercando di starci bene, circondato da una infinità di oggetti che singolarmente hanno un significato per me e qualche ricordo appiccicato. Non è semplice fare questa evoluzione, ma come tutte le evoluzioni è necessaria oltre che auspicata.
Beh ieri ho fatto un passo nella direzione giusta per me. Complice il fritto ho organizzato una cena a casa mia con un po’ amici, ed è stato bello.
La casa si è riempita di risate e di caciara come non lo era da molti, troppi anni ormai. Abbiamo mangiato, riso e chiacchierato, a volte urlandoci uno sopra l’altro ma sempre con il sorriso.
Mi è piaciuto preparare per la serata, ritrovare piatti, bicchieri, ciotole e vassoi sepolti sotto altre cose, messi nell’angolo in fondo ai mobili.
Circondarsi di persone è il modo migliore per stare bene, cucinare per loro, da buon meridionale, è un atto d’amore.
In fondo la prima domanda che mi sono sempre sentito rivolgere quanto tornavo, prima da mia madre e poi da mio padre (che non amava cucinare) era “cosa ti preparo?”

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