Chalònero ( e non Calimero)

Ancora cascate, ancora Aspromonte

Le mie abitudini si sono scombinate da qualche anno a questa parte, e non credo si possa dire se in positivo o in negativo. Sono cambiate loro e con loro anche io. L’acqua cambia sempre anche se la corrente rimane la stessa ed anche il fiume, Eraclito aveva già individuato una di quelle caratteristiche che in seguito avremmo chiamato emergente.

Prima il covid (sono cinque anni ormai) mi ha portato in Calabria per molto più tempo del consueto, poi la morte di mio padre (è passato più di un anno ormai) che hanno modificato la frequenza dei miei viaggi nel profondo Sud.

In tutti questi cambiamenti ho acquisiti una nuova abitudine, che è quella di andare a fare escursioni in Aspromonte. Ho iniziato nel 2015 seriamente e ne ho vista ancora solo una piccola parte.

Ieri la meta era una cascata poco frequentata perché d’estate scompare per poi riapparire l’inverno successivo per mettersi in mostra.

La giornata è iniziata con la visita di un volatile sulle persiane di casa giusto per un saluto e per curiosare.

Il tempo è stato bellissimo, terso e limpido per ammirare la vista dell’Etna fumante e della Sicilia. Come sempre ci siamo incamminati verso la Jonica, sulla mitica SS 106 una strada che parte da Reggio Calabria e che arriva fino a Taranto! Adesso è diventato anche un soggetto satirico con “Lo Satale Jonico” che con sottile ironia coglie le nostre contraddizioni di calabresi, in sede e fuori sede.

Dopo tanto tempo ho rifatto la strada di Bagaladi per salire in Aspromonte ed arrivare nella zona della frana Colella (la più grande d’Europa) e dove la fiumara Colella diventa dell’Ammendolea.

Lungo il percorso si possono incontrare resti di civiltà, case diroccate a volte diventate stalle o ruderi abbandonati di una vita rurale ormai dimenticata. Oltre a Roghudi vecchio che in barba all’ordinanza di sgombero per possibili frane resiste in mezzo alla fiumara

Di questi tempi la natura è rigogliosa e verde, nulla a che vedere con le immagini brulle, o peggio bruciate, estive.

Delle fiumare aspromontate mi ha sempre colpito la loro imponenza, la loro grandezza. Il letto del fiume è larghissimo e pieno di sassi, a volte davvero molto grandi. D’inverno scorre acqua quasi in tutte ( anche quella davanti casa mia, il torrente Fiumarella si sente in questi giorni) ma molto poca rispetto alla portata possibile date le dimensioni.

E’ come qualcosa che vive in potenza, che lascia intendere quello che potrebbe fare, ma solo raramente mettendolo in pratica. Solo che questo spesso si che le persone abusino di questa gentilezza e pazienza invadendole, deviandole, strozzandole e di fatto creando le condizioni perché la forza si possa esprimere nel peggiore dei modi.

Da piccolo a scuola ricordo le lezioni sul Nilo che esondava periodicamente e con il lino portava nutrimento alle terre circostanti rendendole fertili, e le lezioni sul carattere torrentizio dei nostri corsi d’acqua. Ecco vedendoli come sono adesso direi che non abbiamo imparato nulla dal passato.

Gli argini sono impermeabili, i letti dei fiumi sporchi e pieni di ostacoli, tutte condizioni per assistere a qualche piena distruttiva e non fertilizzante.

La varietà di pietre e minerali che si possono vedere è incredibile e ipnotizzante. Ormai mi trattengo dal tornare a casa con sassi di svariate forme e composizione, non ho più spazio.

Tormare in Aspromonte mi libera la mente dai pensieri e mi riempie gli occhi di bellezza da portarmi dietro per i giorni grigi. La luce è sempre quello che mi colpisce di più della mia terra, insieme alla limpidezza del cielo. Ogni volta c’è qualcosa di diverso da osservare.

E finalmente la cascata da vedere si è palesata nella sua bellezza, prima da lontato

e poi da vicino facendosi assordare dal suo rumore, potente e calmante nello stesso tempo


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