KOVALEVSKAJA

Ovvero della dimostrazione del Teorema di Cauchy

A volte il caso ti gioca degli scherzi divertenti (e visto il periodo sarebbe anche ora!) e ti fa riaffiorare alla mente ricordi di circa 34 anni fa, quando ero un barbuto studente del Politecnico.

Oggi stavo leggendo un articolo di una particolare figura di fine ‘800, Sof’ja Vasil’evna Kovalevskaja, che mi aveva incuriosito già prima di mettere a fuoco chi realmente fosse. Poi il collegamento!

Studiavo Analisi Matematica 3 (e si due sono per i comuni mortali), su numeri immaginari e sopratutto sulle Equazioni Differenziali alle Derivate Parziali, con un professo bravo e simpatico che mi aveva fatto amare queste strane equazioni necessarie per risolvere tutta una serie di problemi complessi, come per esempio le membrane elastiche.

Un giorno iniziò la sua lezione in modo scherzoso parlando di una matematica che per farsi spazio nel mondo scientifico aveva dovuto stare accanto a uomini famosi, ed accettare di far chiamare il suo lavoro di generalizzazione come Cauchy-Kovalevskaya. Allora era stata una storia divertente che ha lasciato il segno nella mia memoria.

Leggendo l’articolo di oggi la riflessione che faccio è sul potenziale che aveva questa donna, su cos avrebbe potuto fare se le condizioni fossero state pari. All’epoca le donne non poteva neanche andare all’università è lei fu la prima donna ad avere una cattedra.

E’ incredibile il funzionamento della nostra mente, io oggi ricordo anche come era vestito quel professore, in che aula eravamo.

Ricordo anche un piacere cerebrale nel capirci un po’ di quelle strane equazioni, della soddisfazione nello studiare e rileggere i miei appunti (presi con la stilografica su fogli bianchi). Ma questo godimento è più di adesso nel mettere assieme i pezzi di un puzzle mai finito, che di allora dove mi mancava la visione del tutto.

Dopo l’esame non ho più dovuto risolvere equazioni differenziali alle derivate parziali, ma non mi sento di dire che non mi sono servite. E’ come se le cose nella mia testa continuassero a cambiare le modalità con cui si legano tra loro, assumendo forme diverse, ma sopratutto contenuti diversi.

Al Politecnico di Milano mi sono ritrovare senza rendermene conto, assecondando il desiderio di mio padre di vedermi ingegnere. Ci ho messo un po’ a rendere mia quella decisione altra, passando attraverso malesseri vari e testardaggini che adesso chiamerebbero resilenza ( per me resta sempre solo una caratteristica dei materiali). Ritrovare e sentire il piacere di quegli anni attraverso il racconto di una donna speciale è una bella sensazione, di più, è un bel traguado.


Scopri di più da Corto Calabrese

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi

Scopri di più da Corto Calabrese

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere