Pietra Lunga

I confini non sono mai statici

Oggi siamo tornati nella valle delle Pietre, 15 kg dopo, e si sono fatti sentire tutti!

Una giornata lontano dal mare per rifare un’arrampicata, fatta qualche anno fa che mi era piaciuta molto, anche se io più che salire scendo quando faccio torrentismo e ci sono più abituato.

Si fa un bel pezzo di Jonica passando per spiagge bellissime e con una prospettiva molto diversa da quella per me consueta, dal momento che non si vede più la Sicilia a bloccare l’orizzonte, ed il mare è proprio aperto. Certo non è l’oceano della Bretagna, ma vedere solo acqua davanti a se fa una certa impressione e ti fa sentire piccolo (e io sono sia piccolo che cattivo, come recita una mia maglietta).

La giornata era ottima, sole e cielo azzurro, anche se c’era un vento abbastanza teso e rafficato.

Mentre andavamo mi chiedevo se il mio sovrappeso, ed il mio dito malandato per un piccolo incidente, mi avrebbero consentito di fare bene. Questo, il vento, una tecnica diversa per salire, mi hanno bloccato proprio all’inizio della ascensione. E mi sono detto che non avevo voglia di patire per tutta la salita e ho detto che avrei aspettato sotto senza problemi. Non mi sentivo sicuro e non avevo problemi a questa rinuncia. So che mi sfido sempre e generalmente le supero. So anche che ogni tanto mi ritiro dalla sfida ed accetto la cosa con serenità.

Avevo dato il cibo all’ultimo per portarlo agli altri, tenendo quello per me 🙂 e mi ero messo comodo a guardare il paesaggio ed a fare qualche foto.

Dopo poco ho visto Demetrio scendere, non sapendo che era venuto a prendermi :-).

Alla fine sono salito, da secondo, e ne sono stato contento, anche se non pensavo al diniego precedente come a una rinuncia.

Siamo stati su un po’, abbiamo mangiato e poi siamo scesi, io per primo, direi senza problemi questa volta, e al primo colpo.

E’ incredibile quanto fa la nostra testa ed il nostro approccio alle cose. Quanti limiti astratti siamo in grado di costruirci attorno a noi.

Se ci penso adesso, era come se mi fossi figurato qualle difficoltà, quella rinuncia, e mi fossi, subito e con tenacia, appigliato alla prima difficoltà.

Dopo non è cambiato nulla, si la tecnica da usare è vero, ma la parete era la stessa, il mio peso uguale, come il vento e gli appigli da usare per salire. Avevo cambiamo atteggiamento, ritrovando la voglia di riuscire e di non rinunciare.

Per molto anni ho pensato che la migliore strategia per non fallire poteva essere quella di chiamarmi fuori dalle sfide, dalle competizioni (non faccio gare, da poco regate). Se non partecipi non puoi perdere, anche se in effetti hai perso sicuramente. Questa modalità si univa anche a una certa rotondità nelle forme che ci stava bene, e che è un po’ tornata ultimamente.

Superare alcuni dei miei limiti mi insegna che ci sono altre opzioni alle decisioni prese da piccoli. Ho imparato che i limiti, o i confini, non sono statici, e una conquista va nutrita e curata perché resti tale nel tempo.

Oggi, alla fine, sono salito su Pietra Lunga, con un valido aiuto (grazie Demetrio), sopratutto cambiando paradigma e mettendo da parte quello vecchio, consueto e se vogliamo rassicurante, per quello conquistato negli ultimi anni, faticoso ma con molte più opzioni.


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