Di sole e di mare, e di tempo
Potrei iniziare con “quarant’anni e non sentirli” questo post. Ed in effetti è quello che ho potuto constatare proprio oggi pomeriggio al “Parco della conoscenza e del benessere” a San Filippo, praticamente davanti casa mia.


Ci sono andato per partecipare a “Scirò” un laboratorio tenuto da Francesco Pileggi, conosciuto tempo fa in qualche escursione passata. Il tutto organizzato da Giuseppe Laganà, che appunto era più di quarant’anni che non incontravo. E già questo valeva la giornata. Incontrare persone che hanno fatto parte della tua vita è sempre qualcosa che ha un sapore piacevole. E poi avevo voglia di incontrare, dopo tanto tempo, Francesco. Per questo non mi ero curato molto di quello che sarebbe successo. Come spesso accade mi faccio trasportare, o meglio, attrarre dalle cose per poi trovarmi in mezzo cercando di viverle.
E poi il posto faceva parte della mia infanzia con il suo caratteristico aspetto arso dal sole e gli odori di tanto tempo fa.
Non eravamo in tanti, alcuni alla prima esperienza, altri recidivi, tutti ci siamo affidati alla guida di Francesco. Ci siamo presentati, abbiamo scelto il libro e un brano da leggere, abbiamo esplorato, toccato, odorato e assaggiato lo spazio in cui ci trovavamo.
Il posto è sopra Pantano, verso San Filippo, molto vicino alla mia casa a Pellaro, e nei luoghi dove sono cresciuto. Si gode di una vista sul mare fantastica. Le colline circostanti hanno cambiato aspetto e sono più secche, se possibile ancora più arse dal sole.
La mia memoria è corsa, senza aspettare la guida di Francesco, al tempo della vendemmia, proprio nel periodo tra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’adolescenza. In pratica tra la partecipazione giocosa, e la richiesta di aiutare a vendemmiare concretamente, cosa che allora, come oggi nell’improvvisazione, mi sono rifiutato di fare, mettendo la parola fine alla mia partecipazione che era più un gioco che altro.
Ognuno di noi ha trovato il suo ricordo, il suo legame con il luogo e con il momento particolare. Abbiamo scovato l’energia che Francesco ci chiedeva a gran voce. Chissà dove la trova lui per trasmetterla agli altri e per far in modo che si alzi il livello di quella collettiva.
Abbiamo fatto fatica ad entrare in connessione gli uni con gli altri, forse il caldo unito ad un setting bello e nello stesso tempo dispersivo. A volte è anche bello doverla cercare e costruire la connessione con gli altri, trovando piacere anche nella fatica che si a costruire qualcosa assieme.
Guardarsi negli occhi e raccontare il qui ed ora non è stato semplice, ma poco alla volta, un po’ tutti entravamo sempre di più nel nostro racconto e nella nostra esperienza.
L’ultima parte del laboratorio era dedicata alla lettura del brano scelto, sottovoce, forte, singolarmente, assieme, cercando connessioni. Poi siamo tornati al nostro primo racconto per poi chiudere.
Come spesso succede, una volta entrati, anche se con difficoltà, non si vuole più uscire per tornare alla realtà. Ci siamo accomodati in un posto nuovo e lo stiamo facendo diventare nostro e sul più bello dobbiamo lasciarlo. Comprensibilmente non ci piace.
Io sono tornato alla mia infanzia, ed alla mia dimensione giocosa, ho mangiato un fico dall’albero come da ragazzino, ed ho sentito gli odori di allora. Un viaggio nel tempo.
Per lavoro uso e sollecito è l’emergere dell’intelligenza collettiva, è qualcosa di magico. In queste occasioni io sono fuori dal flusso, lo facilito e lo vedo, ma non ne faccio parte. Oggi c’ero anche io, ed anche se per indole non mollo mai completamente il controllo (sono sempre un ingegnere), mi sono fatto guidare con fiducia.
Abbiamo finito al tramonto con una magnifica scenografia e con qualcosa di personale e nuovo su cui riflettere.



Francesco ha l’occhio clinico (e lo stomaco di ferro – era una simpatica storiella su un medico che amava raccontare mio padre) e da significati diversi alle stesse cose che vediamo noi. Ecco le sue foto di Scirò!














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