E ci troviamo ancora
Siamo ormai arrivati alla quarta edizione della CWW, potrei dire incredibilmente.
Eravamo partiti in sette nel 2022, poi cinque, tre.. Per fortuna la serie si è interrotta e quest’anno eravamo in sei. Un bel gruppo di amici che è riuscito a ritagliarsi una settimana di ferie per ritrovarsi e scoprire altri pezzi di Aspromonte, la nostra meta preferita.
Siamo partiti in quattro in macchina venerdì 2 (lo scorso anno avevamo fatto la partenza intelligente il 25 aprile…mai più), con sosta programmata ad Eboli per mangiare la mozzarella di bufala.
E si la nostra vacanza è a forte tema culinario

Questa volta abbiamo addirittura bissato. Venerdì sera quelle di Riva Bianca le abbiamo mangiate a casa. La mattina dopo, replicando l’ottima esperienza dello scorso anno, abbiamo fatto colazione da Vannulo per poi portarci le sue mozzarelle da mangiare a Reggio a casa mia. Lo abbiamo fatto per poter fare un oggettivo confronto.
Abbiamo anche dato un senso culturale alla gita, rendendoci conto di essere a qualche chilometro da Paestum che abbiamo visitato e che ci ha stupiti tutti piacevolmente.



Dallo scorso anno la CWW è anche l’occasione di ospitare qualcuno a casa mia, è un modo per darle una nuova vita, sentirla piena di voci e di persone è una bella sensazione. E’ una nuova vita per la casa dei miei genitori che sarebbero stati contenti di saperla punto di ritrovo di amici di lunga data.
Giorno 1 – Cascate Mundo e Galasia

La vista dal balcone della mia cucina non mi stancherà mai, e domenica il tempo ci ha accolti proprio bene.
La prima escursione era a vedere delle cascate vicino Molochio, un paesino aspromontano. Questa volta ci siamo gemellati con un altri gruppo che faceva la nostra stessa escursione, ed eravamo di più.




Sono due cascate molto vicine tra loro, e per vederle si scende in una valle verdissima, con alberi pieni di liane e felci ovunque. Si respira proprio una aria di pace, e poi il rumore dell’acqua ti trasporta nei tuoi pensieri e ti rilassa. La temperatura era perfetta, così abbiamo iniziato gradualmente.
Finita l’escursione ci siamo divisi dall’altro gruppo e ci siamo diretti e Zervò, per dormire li, dove la temperatura era molto più bassa di quello che immaginavamo, eravamo a più di 1000 metri e si sentiva.
Abbiamo pernottato in quello che inizialmente era stato un sanatorio ed adesso è un ostello, e tappa di sentieri e ciclovie.



Trovare il camino accesso ci ha fatto molto piacere e ci siamo goduti le chiacchiere davanti al fuoco prima e dopo cena.
La vicinanza tra mare e montagna è una caratteristiche tipica dell’Aspromonte che mi piace e che non stanca di stupirmi ogni volta che la posso sperimentare.
Giorno 2 – Piminoro
La mattina sveglia sul presto, non per necessità, solo per l’età che avanza, e per qualcuno di noi passeggiata nel bosco scortati da due cani amichevoli ed indipendenti.



Sono riuscito a vedere, per la prima volta dal vivo, una salamandra. Anticamente si pensava nascessero dal fuoco, dal momento che nascondendosi nei tronchi scappavano quando venivano usati per il fuoco.
Dopo la colazione partiamo verso le cascate Ninarello, ma prima passiamo a visitare la grotta dell’Acero. E’ una grotta che non ha nessuna particolarità geologica, ma storica. E’ uno dei posti dove sembra sia stato recluso qualcuno. Un posto buio e molto umido. Sono uscito quasi subito perché non ero proprio a mio agio la dentro, e non soffro di claustrofobia. Pensare ad una persona per mesi li dentro fa star male.

L’estrema bellezza di queste terre convive con tratti estremamente brutali che non sono immediatamente visibili ma sempre presenti. E sono questi che mi hanno allontanato da Reggio molti anni fa per salire a Milano.
Proseguiamo per le cascate Ninarello questa volta piene d’acqua. E’ piovuto molto questo inverno e le montagne sono tutte verdissime.

La scorsa estate questa stessa cascata, quasi asciutta, la avevo discesa in corda in una delle tante escursioni di torrentismo. A guardarla dal basso mi chiedo come ho fatto. Quando fai torrentismo di solito sali aggirando la cascata che poi vedi da su, ed a volte bene solo quando hai iniziato la discesa, e forse è meglio così!
Per il pranzo andiamo a Piminoro da una famiglia che ci prepara uno dei soliti pranzi calabresi con cibo come se non ci fosse un domani


Di rientro recuperiamo l’ultimo arrivato e poi ci rilassiamo a casa ed in serata facciamo una passeggiata sul lungo mare di Pellaro, ed i più temerari bevono anche una birra.
Siamo ormai tutti e stiamo tutti entrando davvero nell’atmosfera vacanziera. Non è immediato staccare. Per questo io ho sempre fatto il viaggio in macchina spezzandolo in due tappe, dal momento che aiuta ad entrare nella modalità vacanziera per essere pronti per la prima escursione.
Giorno 3 – Grotta di Staiti





La giornata è bella e c’è chi addirittura nuota. Io mi sono limitato ad accompagnarlo e camminare lungo la spiaggia verso Punta Pellaro. E’ un posto a cui sono legato dalla mia infanzia, ho imparato a nuotare lì, e da piccolo passare i giorni estivi a cercare chi mi potesse portare al mare fino a quando non ho avuto il permesso di poterci andare da solo, cosa che è avvenuta a circa 12 anni. Adesso non credo nessuno lo farebbe, ma per la noi allora era normale iniziare presto ad andare in giro da soli.
La meta di oggi è Staiti, a visitare una grotta molto antica. Il tempo non ci ha aiutato ed è piovuto per gran parte della giornata e ad un certo punto siamo tornati indietro per andare a mangiare in un rifugio la parmigiana, peperoni e zucchine ripiene.

La sera poi il brutto è passato ed il mio balcone ci ha regalato uno splendido tramonto. La giornata la abbiamo conclusa con una cena a casa mia, pasta alla norma, insalata (ogni tanto abbiamo delle pericolose derive salutiste) e pasticcini alle mandorle con un passito. A me piace molto cucinare, e farlo per gli altri mi sa soddisfazione. Ho assorbito la passione di mia madre, ed un briciolo della sua bravura.
Giorno 4 – Ortì e Bronzi
Oggi la giornata doveva essere defatigante perché il programma iniziale prevedeva i primi tre giorni di cammino a tappe con campeggio, che poi abbiamo cambiato in una sola notte fuori, quella tra domenica è lunedì. In effetti a pensarci bene non lo è stata.
Siamo partiti con il treno Pellaro – Reggio (quello che prendevo per andare al liceo, ma allora c’erano le carrozze di legno prima di terza classe promosse, con un semplice cambio del numero, a seconda classe), per poi prendere il pulmann per Ortì, un paesino a circa un’ora di distanza da Reggio. Siamo scesi poco prima di arrivare in paese ed abbiamo preso un sentiero panoramico che ci ha riportati a Reggio dopo circa tre ore di cammino, prevalentemente in discesa.

Era tutto verde intorno e i profumi della macchia mediterranea erano davvero intensi e persistenti. La vista su Reggio, su Pellaro, la Sicilia erano meravigliosi. La giornata era un po’ velata e non ci ha permesso di vedere Etna, Vulcano e Stromboli, tre vulcani attivi, tutti assieme dallo stesso punto, anche se il panorama era davvero mozzafiato.




Questo posto è anche famoso per essere un punto di passa. Lo stretto è uno dei passaggi, insieme a Gilbilterra ed al Bosforo, degli uccelli migratori che vanno dal Nord Europa all’Africa e viceversa, e che preferiscono ridurre al minimo i tratti sul mare aperto. Ed ecco che in certi periodi dell’anno, maggio è uno di questi, ed in certe condizioni meteo, si possono vedere diverse specie che arrivati sulla costa calabrese cercano le termiche per prendere cuota e poter proseguire verso Nord.
Uno di questi è il falco pecchiaoli, o adorno in calabrese. Un bellissimo rapace cacciato per una stupida tradizione, che per fortuna adesso sta scomparendo.


Non è mai visti così tanti assieme volteggiare sfruttando al meglio le correnti ascenzionali termiche per fare meno fatica possibile ed andare lontano.
Tornato a Reggio tappa alla gelateria Cesare, per un gelato come di si deve. E sopratutto senza sentirsi rivolgere la barbara domanda di quante palline mettere. Qualche temerario ha preso la brioche (quella con il tuppo) e gelato, diciamo circa mezzo kg dentro.
E poi di nuovo al museo a vedere i bronzi un’altra volta.






Lasciano sempre senza fiato per la loro bellezza e per il mistero che ancora avvolte la loro scoperta, il millantato terzo bronzo. Chissà quante cose sono state trafugate prima che questi due guierrieri venissero ritrovati.
Una considerazione che abbiamo fatto, anche dopo aver visitato Paestum, è se la civiltà di un popolo si misura solo da quello che ci hanno lasciato di visibile e di quanto il nostro sguardo sia anche pervaso di colonianismo verso altri popoli che avevano un altro stile di vita. E sopratutto quanti danni abbiamo fatto noi occidentali con la nostra idea di superiorità.
La serata non poteva che concludersi con l’appuntamento fisso in enoteca. Come al solito abbiamo degustato quattro vini calabresi, scegliendo un buon rapporto qualità/prezzo. A fare un buon vino carissimo diciamo che quasi buoni tutti. Scovare delle perle buone ed ancora sotto i 20 è una bella scoperta, ed è quello che chiediamo noi.




In ordine di apparizione questi sono i vini di quest’anno. Le preferenze di tutti sono andate all’ultimo.
Dal momento che avevamo qualche dolcetto alla mandorla che ci eravamo portati dietro, abbiamo anche preso un vino dolce per chiudere la serata, ed io non potevo che essere d’accordo visto il vino!

Con tutto il vino in corpo i discorsi si sono fatti più profondi ed anche più fluidi.
Spontaneamente ci siamo accorti che il collegamento tra tutti sono io che ho messo assieme mie conoscenze di ambiti diversi, l’università ed il lavoro prevalentemente. Mi piace l’idea di unire gruppi e far conoscere persone, ed è bello se poi nascono altri legami che si sommano a quelli iniziali.
Giorno 5 – Gallicianò
Ultimo giorno che iniziamo con la colazione dal pastore con la ricotta ancora calda ed appena scolata dal pentolone.

Da piccolo qualche volta capitava che ce la portassero ancora calda e con il siero, da mangiare con il pane biscottato. Arrivare e vederla scolare per noi è stata un’esperienza goduriosa. Da questo pastore ci ero già stato altre volte alla fine delle escursioni. Si trova sulla Ammedolea salendo da San Carlo. Ha capre e pecore e la sua particolarità è che le capre, almeno quelle aspromontate, le tiene in un recinto con dentro il fianco di una collina che presenta un sacco di anfratti come se fosse un condominio.




Dopo la colazione da campioni siamo saliti verso Gallicianò, uno degli ultimi posti della zona grecanica dove si parla ancora greco antico e con una chiesa ortodossa attiva.
Salendo si può ammirare l’Ammendolea, una delle fiumare più suggestive della Calabria, grandissima a far immaginare periodi con ben più acqua di adesso. Quando attorno la terra è verde e la giornata è soleggiata sembra un serpente che placidamente si snoda lungo la gola tra le montagne. Più sopra di Gallicianò c’è anche il paese abbandonato di Roghudi, a testimonianza di quanto importante fosse in epoche passato questo corso d’acqua.



Purtroppo non si vede solo bellezza. Salendo oltre Gallicianò ci sono anche i resti degli incendi del 2021 che mettono davvero tristezza. Per legge prima di 5 anni non si può fare niente, neanche pulire i boschi degli alberi bruciati, che al momento sono si a creare un paesaggio desolato.



La vacanza è finita e venerdì si riparte, quattro in macchina e due in aereo. Senza prima non aver provato le canne dei dolci fritti ripieni di ricotta, tanto decantati i giorni prima.

Il viaggio di ritorno prevede un altro carico di mozzarelle (questa volta solo da portare via) e la sosta a Tivoli per vedere la villa gregoriana. Un giardino tra la città, senza villa, ma con un bel parco, la cascata naturale dell’Aniene e quella artificiale fatta deviando il corso d’acqua per proteggere la città.




Stiamo già pensando alla prossima edizione che potrebbe riservare qualche sorpresa.
Già riuscire a trovarsi dopo tanti anni per una settimana dove si cammina, si mangia, e ci si confronta su tanti argomenti, è quasi un miracolo. Farlo avendo come meta la mia terra è ancora più bello, almeno per me.
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