Lo spettacolo della migrazione
Lo stretto si sa, genera pensieri strani. I romani sembra ci abbiano fatto un ponte (l’unico al momento), per anni è stato caratterizzato dalle catenarie dei cavi elettrici che portavano l’energia prodotta in eccesso da una Calabria piena di acqua e di dighe (adesso restano solo i due piloni), adesso sembra ci vogliano fare il ponte.
Ecco un’altra caratteristica è che attorno a questo posto i sostantivi diventano nomi propri, lo Stretto (che per esteso sarebbe lo stretto di Messina), il Ponte (che sarebbe meglio restasse tra i fogli del progetto), un po’ per l’abitudine di pensare in grande ed in modo autoreferenziale, un po’ per fare prima. In fondo se stai qua se parli di stretto a quale altro ti vorrai riferire?
Il fatto che il continente sia separato solo da 2700 metri dalla Sicilia fa diventare questo posto, e le zone limitrofe, un luogo di passa. O per dirla meglio un tratto obbligato nelle rotte di migrazione Nord-Sud e viceversa.
Da qualche anno mi capita di essere qui in questo periodo tra metà novembre e metà dicembre, contrariamente alla classica migrazione di noi emigrati al nord caratteristica del periodo natalizio.
Ed adesso è tempo di altre migrazioni, infatti in questo periodo si vedono gli storni che, a differenza di altre città italiane, non si fermano.
Nel video non sembrano neanche storni perché volano in modo diverso dal loro classico muoversi come una sola entità disegnando figure incredibili all’alba ed al tramonto. Qui per adesso no, lo faranno fra un po’. E’ come se si prendessero una pausa dal loro abituale modo di fare.
Gli storni sono un classico esempio di un sistema con regole molto semplici, autorganizzato, e con delle qualità emergenti che scompaiono se il numero degli elementi si riduce al di sotto di una certa soglia. Io ne sono affascinato e non mi stancherei mai di osservare, da un posto ben protetto (gli effetti collaterali del passaggio di uno stormo di storni lo immaginiamo o lo abbiamo visto tutti), le figure che riescono a disegnare nel cielo.
MI piace usarli come esempio nei corsi quando parlo di sistemi autorganizzati accompagnando le parole con ottimi video.
Con il passare del tempo questi come altri animali si sono adattati e da alcuni posti non migrano più e sono diventati stanziali. Evidentemente non tutti se ancora di questi tempi si possono vedere quelli che, arrivando da nord fanno una pausa prima di proseguire verso sud,
E qui, forse per il numero esiguo inizialmente, volano in modo indipendente. Mi piace pensare che si prendano una pausa dal loro istinto che li indirizza a volare vicino agli altri, non troppo, verso un punto meno affollato, seguendo la direzione media. Una pausa dalla loro essenza per il piacere di esplorare altro e sopratutto per quello di ritrovarla di nuovo.
Qui in generale sono a meno della metà del viaggio. Si fermano per riposare e per aspettare il vento favorevole che istintivamente sanno prevedere, percepire, e sopratutto cogliere per oltrepassare prima lo Stretto e poi il Canale di Sicilia per riessere sulla terra ferma.
Forse è un po’ il destino di questa terra essere di passaggio. Anche se poi ci si torna sempre, gli uccelli migratori, come chi come me è partito per studiare e poi restare in quella che a detta delle classifiche di adesso è la migliore città italiana dove vivere.
Eppure anche io torno sempre. Ho bisogno di vedere il mio mare, di sentirne i profumi ed il rumore. Sono meno metodico degli storni, sopratutto adesso. Anche se all’inizio lo ero e lo eravamo molto, Natale, Pasqua (sempre meno) estate.
Il covid ha un po’ scombinato le cose e mi ha fatto passare molto più tempo del previsto qui in Calabria, dove lo Stretto si allarga sotto l’Etna. Ricordo ancora il mio stupore per la quantità di luce che c’era e c’è ancora. Costringevo mio padre ad aprire tutte le persiane per averne di più e per più tempo. Non le chiudevo neanche di notte vi sto il cielo che si poteva vedere.
La mia migrazione si ferma qui, per me non è una tappa, è una delle destinazioni, a differenza degli storni, senza aspettare la stagione favorevole torno a nord dopo un po’. Ed anche quella è una delle mie destinazioni care.
In fondo la terra è piena di migrazioni, nord sud, mare fiumi, fondo superficie del mare. Ci si sposta sempre, a prova che il movimento è vitale. In fondo i grossi casini noi umani li abbiamo iniziati a fare proprio quando abbiamo iniziato ad essere stanziali.
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