Una forra tra amici, la prima del 2022

L’acqua è il mio elemento e finalmente oggi, anche se dolce, sono riuscito ad immergermi.

Dopo una serie di escursioni sempre diverse, finalmente sono riuscito a fare fare torrentismo in uno dei caratteristici corsi d’acqua calabresi, la fiumara vicino Staiti.

La giornata era fantastica, assolata e calda, e la forra scelta mai percorsa e da aprire. In questo caso si ha solo un’idea di massima di come sarà il percorso per quello che si è potuto vedere dall’alto. E non ci sono chiodi piantati.

E’ incredibile il mondo che si può trovare lungo le fiumare e la profondità fin dove si insinua l’acqua. Dall’alto la percezione di un po’ di vegetazione, sempre uguale e basta.

Il primo ostacolo è stato mettere la muta spessa, 5 mm, e dopo averlo superato con successo ci siamo messi in cammino per percorrere il torrente seguendo la corrente. La portata, anche se inverno, era modesta, e l’acqua non freddissima.

Il percorso è stato impegnativo, sopratutto per la vegetazione molto fitta da attraversare, fatta principalmente di canne e rovi a non finire. Anche se abbiamo incontrato ad un certo punto una palma perfettamente ambientata. Aprirsi un varco con la falce non è stato facile e le mani piene di graffi lo sanno bene.

Non ho resistito 🙂

Arrivati al primo salto, di qualche metro, ecco che l’adrenalina sale un po’. Calarsi di spalle è sempre una sensazione forte. E dover superare quella posizione dove puoi solo scendere è un bel passaggio. E come spesso nella mia vita, ritorna il tema del lasciare andare e del lasciarsi andare.

Sul lasciare andare, cose o persone, ci sto lavorando, e da un qualche tempo, riesco a prendere l’iniziativa mettendo da parte la collaudata strategia di fare di tutto per farlo fare agli altri, apparentemente senza responsabilità.

Sul lasciarsi andare il lavoro è agli inizi, e sto togliendo pesi da dosso, per avere la leggerezza per riuscire a farlo.

Allora superare l’inizio della cascata, del salto, è una bella metafora del lasciarsi andare. Per farlo devi controllare con la mano la pressione della fune sul discensore, puntare bene i piedi, andare avanti ed assecondare.

Controllo assecondando il flusso (o la forza di gravità)

Corto Calabrese
Il punto di non ritorno, una liberazione

Mentre scendi senti il rumore dell’acqua che copre i tuoi pensieri, a volte ci passi in mezzo, e ne senti il sapore. Ti giri per capire se stai andando bene e per vedere cosa ti aspetta, perché prima di iniziare non vedi nulla. E’ un salto nel buio. Di piena fiducia in te stesso, perché durante la discesa sei da solo a decidere e ad agire. Ed avere in mano questo potere, per me, è esaltante.

Due salti sono stati particolarmente belli, ed alti, oltre i 40 metri. Ti sempra non finisca mai mentre scendi.

Finiti i salti ci siamo incamminati verso valle lungo il letto del torrente. La furia dell’acqua aveva modellato i massi e portato chssà da dove pietre di ogni tipo. Graniti di ogni colore, monoliti ed agglomerati di ogni forma e dimensione. Qualche giorno fa ho visto un documentario sulla conformazione goelogica della Calabria, ed oggi ho potuto ammirare l’incredibile varietà presente.

E per finire una pieve, dove abbiamo concluso la gita.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: