L’ARTE DI CORRERE

Finalmente dopo tempo ho comprato due libri di narrativa, uno di questi è questo qui.

Mi piace Murakami, corro, 2 + 2 = comprato 🙂

Lo sto assaporando con lentezza, una caratteristica per me controversa. Sono veloce, me ne rendo conto nelle cose che faccio, ma non ne ho contezza se non nella relazione con altri, perché se no prevale la mia convinzione interiore di lentezza.

Non sono un corridore nato, ho arrancato per anni, e da poco sono, direbbe Murakami, un corridore serio, faccio circa 300 km al mese, mediamente 10 al giorno, di mattina.

Ed in questo libro ci sto trovando tante cose che mi risuonano dentro a partire da questa frase

Comunque l’attività che consiste nello sposare concretamente il mio corpo nello spazio, attraverso una sofferenza diciamo opzionale, mi ha fornito un’occasione estremamente valida di apprendimento.

Questo concetto di sofferenza opzionale mi ha colpito. E’ essenziale nella sua semplicità, e per Murakami, è diversa dal dolore. Questo non lo scegliamo, la sofferenza, come diceva, può essere opzionale.

Chi corre lunghe distanze lo sa bene che cosa vuol dire soffrire mentre sposta il proprio corpo nello spazio. Come diciamo tutti quelli che hanno fatto almeno una maratona è la testa quella che conta, proprio per gestire quella sofferenza volontaria a cui ci sottoponiamo.

Per me la svolta verso la “serietà” è arrivata lo scorso anno quando, conti alla mano, avevo la possibilità di raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissato, aggiungendo qualche km ai miei abituali 7km giornalieri. Per sicurezza ne ho aggiunto qualcuno in più e sono arrivato a 10. Da allora non ho più smesso.

A differenza di Murakami corro senza musica, quasi sempre da solo, ed in città. Uso questa ora per radunare pensieri scomposti, per farmi venire delle idee, o solamente per osservare ciò che mi circonda e per sentirmi, muscoli, rumore delle scarpe sull’asfalto, battito, sofferenza.

Conosco tutti i cani del quartiere con i quali cerco di instaurare un contatto, un legame. Didatticamente per far loro capire che chi corre non è un pericolo, anzi un possibile dispencer di carezze, ed egoisticamente perché adoro sentire sulle mani il contatto con il pelo canino, corto o lungo che sia.

Fino a qualche anno fa correvo con il mio cane Leo che trotterellava, trattenendosi un po’, al mio fianco.

Leo in posa regale

Un’altra risonanza riguarda la scelta di Murakami di dedicarsi alla scrittura. Non in senso stretto, anche se è un sogno che sta salendo nella lista delle cose da iniziare.

Sentire il richiamo di fare qualcosa di grande ed importante per se stessi, è quello che sto cercando di fare da un po’. Sento che ancora sono legato da e ad alcune cose e non riesco a seguire il flow, ma l’immagine è sempre più nitida.

Ho sempre applicato il metodo scientifico, rafforzato da aver studiato ingegneria. Variabili, relazioni, possibili risultati. Per poi scoprire che quello che accade è sempre diverso, a volte migliore a volte peggiore di quanto previsto, ma sicuramente differente.

Mollare gli ormeggi (amo la vela e le sue metafore sono molto potenti, in fondo questo spazio è nato per raccontare della mia traversata nel 2017) ed assecondare il vento e la corrente con una vaga, e non definitiva, idea di dove andare è quello su cui sto lavorando.

Proprio ieri parlavo con un mio amico del mio desiderio di comprare una barca a vela. Lui mi aveva appena raccontato che ci aveva sognati a vagare senza meta per il mediterraneo, a zonzo, come si dice.

Mentre parlavamo di questo mio progetto, io accampavo la scusa di dover fare spazio nei miei impegni per poter trovare il tempo per avere ed usare una barca.

E qui Pigi (così si chiama) mi ha illuminato:

Sarà lei a dettarti i tempi, a farti capire a cosa dedicarti e quanto tempo dedicarle. Sarà lei.

Ripeteva.

Il tempo sta arrivando!

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