Polsi

L’essenza delle contraddizioni

E’ terza volta che vado, non in pellegrinaggio, alla Polsi, e tutti negli ultimi anni. La prima volta era settembre dopo qualche giorno dalla feste della Madonna, lo scorso anno qualche giorno prima a fine agosto, e ieri proprio a ridosso della feste del 2 settembre ed in notturna.

Da piccolo e ragazzino non ci ero mai andato perché mia madre non voleva, aveva paura che mi potessi cacciare in qualche guaio. Ricordo le macchine di chi ci andata in pellegrinaggio con le foglie di felce e l’immagine della Madonna della Montagna a testimoniare il loro atto devoto. Iniziavano da agosto ed erano carovane festose allegre che cantavano sia canti religiosi che tarantelle con tamburello ed organetto.

Ieri siamo partiti il pomeriggio con il solito gruppo di escursioni di Aspromente Wild per salire fino al casello di Vocale dove lasciare le macchine e scendere a piedi fino a Polsi per poi, dopo una sosta, risalire e cenare al casello con quello che ci eravamo portati.

Il punto da dove siamo partiti è pieno di pietre, lasciate li da chi se le portava dietro in segno di voto, e da un aspetto lunare al quel pezzo di Aspromonte. La discesa è stata lungo una strada praticabile ma dissestata al buio e le frontali. A metà abbiamo fatto una deviazione perché si stava rivelando troppo semplice e poco wild. Io ero l’unico in pantaloncini corti che ho apprezzato come scelta per tutta la serata, tranne passando tra i rovi nel sentiero.

Polsi è in una posizione molto particolare, quasi in mezzo all’Aspromonte, circondato dalle montagne più alte, è a circa 800 msl, che lo racchiudono. Per arrivarci ci sono tanti percorsi, strade o sentieri, che partono dalle varie parti del territorio e prendono il nome dalla provenienza. La strada dei reggini, dei bagnatori da San Luca.

Arrivati giù dopo qualche ora di cammino, inframezzato da varie soste per riposare, ricompattarci e per guardare le stelle (l’assenza di inquinamento luminoso ci ha regalato una vista mozzafiato), ci siamo dispersi ognuno a seguire la propria curiosità. Nonostante il periodo d’era poca gente, la chiesa era piena per metà, e fuori c’erano pochi suonatori e ballerini.

In questi momenti convivono i due aspetti della festa, quello religioso con le persone che pregano in chiesa, magari dopo essere arrivati a piedi dopo giorni di cammino, e quelle che si fanno travolgere dall’ossessività del tamburello ed organetto che suona a tarantella per tutto il tempo, con le persone che entrano ed escono dalla ruota ballando con i passi tipici della loro provenienza, Quest’anno non erano molto convinti ed erano tutti molto giovani, gli adulti entreranno in gioco al culmine della festa.

Arrivati vicino a paese abbiamo iniziato a vedere macchine e tende di persone che avrebbero passato questi giorni a Polsi in questo misto di sacro e profano.

Un tempo i terreno al di là del torrente erano adibiti a macellare gli animali per fare da mangiare per tutte i pellegrini arrivati per questi tre giorni di misticismo. Il torrente diventava rosso sangue per quanti animali venivano sgozzati. Un piatto tipico è la capra.

La convivenza tra queste due anime opopste è sempre stata tollerata, e metaforicamente tenute separate dal portone delle chiesa. In fondo da sempre nel Sud le feste di paese, dedicate alla Madonna e raramente a qualche santo, sono una ricca espressione di questa commistione. Molto spesso che porta la vara lo si sente bestemmiare per la fatica, ma ogni anno devotamente si carica di quel peso da portare in processione. A Polsi la processione è molto limitata, per il poco spazio, al piazzale davanti alla chiesa.

Di fronte c’è una grotta che la leggenda attribuisce alla maga Sibilla da cui la Madonna si guarda tornando in chiesa senza mai darle le spalle.

Ed ecco che accanto al sacro ed al profano appare anche il profano per tenere assieme riti e rituali di diverse provenienze. Una delle contraddizioni di questo posto.

Io ieri ho curiosato per le vie del paesino, tutti i vari dormitori si stavano preparando per accogliere i pellegrini, ed ancora non tutti i locali dove si prepara da mangiare erano aperti. Poi sono andato nel solito bar all’ingresso del paese dove mi fermo sempre. Le persone che lo gestiscono sono le uniche che passano tutto il tempo a Polsi e non solo l’estate, ed ormai sono senza età cristallizzate nella memoria di ognuno. Il locale ha un bancone che ha da tempo dimenticato i fasti del passato, attorno accanto a frigoriferi moderni ci sono ancora quelli a pozzetto con la scritta Coca Cola e l’apri bottiglie accanto. Beh sono tutti pieni di birra Peroni che viene venduta con una variazione di prezzo nella stessa sera peggio di un indice di borsa nei giorni peggiori. Ieri avevano allestito fuori la piastra per fare i panini con la salsiccia. Sotto un pergolato di uva fragola che aveva un profumo intenso che mi ha portato indietro negli anni, quando ce la portavano da mangiare i vicini e mio padre raccontava puntualmente di quando lui e gli amici andavano a fare le scorribande notturne in cerca di magri ed innocenti bottini almentari, fichi, uva, fichi d’india.

In assenza della capra mi sono accontentato di un panino con la salsiccia, non era possibile andare a Polsi non prenderlo!

La salita è stata impegnativa, in tutto abbiamo fatto 600 metri di dislivello, e molto calda nonostante fosse mezzanotte.

Verso le tre siamo arrivati al casello ed abbiamo cenato con quello che avevamo portato. Le persone che lo usano per lavoro si erano offerte di lasciarci il necessario per farci la pasta, ma abbiamo desistito.

Io la mattina mi ero svegliato di buon umore ed avevo fritto le polpette di melanzane che ho portato, e delle alici che invece ho mangiato a pranzo. Da anni mi diletto a friggere, spinto anche dalla unica risposta che Don Peppino mi dava alla domanda se voleva del pesce: si frittura. Adesso friggere è un modo per ricordarlo, oltre che un piacere.

Le polpette ci hanno accompagnato virtualmente per tutta l’escursione perché, dopo averle annunciate, le avevo lasciate in macchina per quando saremmo tornati. Sono state onorate.

Polsi è tanto altro, sarà per la prossima escursione.


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