Milano

Oggi è una bella giornata

Mi chiedono spesso come faccio a vivere a Milano essendo nato e cresciuto, per del tempo, in un posto di mare come Trieste prima, e Reggio Calabria poi.

La risposta è difficile da trovare, forse non ne esiste una che vale sempre. Dopo averla odiata appena arrivato, me ne sono innamorato sentendo di aver trovato casa.

Wherever I lay my hat that’s my home

Marvin Gaye

Oltre che una bella canzone, ripresa anche da Paul Young, è una frase che mi piace ricordare quando penso a casa mia.

Milano è anche il romanticismo di una coppia di sconosciuti che con un temporale in arrivo si dice chissà cosa in una terrazza.

Oggi è uno di quei giorni in cui è facile amare Milano. Il cielo è blu infinito, luminoso come raramente accade ed ho la casa piena di luce. Ricordo dopo il primo lockdown arrivato giù mi aveva colpito la luminosità che c’era, ed oggi è così.

Ma oggi c’è un’altra cosa, inconsueta per Milano, il vento. Io adoro il vento, sentirlo sulla pelle, meglio se saturo di umidità e salsedine, sentirne il suono e sentire i rumori di tutte le cose scosse.

Oggi lo sento infiltrarsi tra le finestre, con dei tenui fischiettii. Ne sento gli spifferi tiepidi. Non lo so perché ma io con il vento mi riappacifico con il mondo intero. Oscar Wilde diceva che dopo un ottimo pranzo poteva perdonare tutti, anche i parenti. Ecco io lo posso fare in una bella giornata ventosa, tersa, luminosa e rumorosa.

Non solo sono nato e cresciuto in due posti di mare, ma anche tra i più ventosi. Trieste famosa per la Bora, e Reggio, o meglio Pellaro con una media di Maestrale di 300 giorni l’anno. E con un vento di “canale” che localmente chiamiamo Boria.

Sarò stato segnato da queste caratteristiche ma il vento è la cosa che mi manca di più a Milano.

MI aiuta a pensare. Porta odori da lontano, suoni, voci distanti. Ed è bello tendere le orecchie per cogliere più dettagli possibili.

Ho passate tante notti al vento, protetto da un tetto o dentro una barca, ed è bellissima la sensazione di protezione data dall’essere dentro.

Giù, spesso il vento è molto forte, ed io conosco tutti i rumori che ci sono. La tettoia nel cortile che cigola perché proprio in quel punto è saltato un chiodo. Gli albero mie o dei vicini che oscillano assecondando le raffiche. O il lampione che fa da sempre lo stesso rumore. Le antenne di mio padre che prima o poi sistemeremo una volta per tutte, se mai ci accorderemo sulla posizione dei tiranti. Si vanno messi a 120° ma volte anche i gradi sono un’opinione.

In barca è diverso se sei in porto o in navigazione dove le cose possono essere meno poetiche. In porto tutti maledicono il vento forte perché i rumori sono tantissimi.

Si sentono le drizze che battono sull’albero e dentro a volte rimbombano. Alcuni le distanziano legandole ad una sartia, ma smettono di fare da anemometro sonoro per capire se il vento sta diventando troppo forte. Poi ci sono i cigolii delle cime di ormeggio che tirano e comprimono le fibre sulle bitte. Le molle per ammortizzare questi movimenti. Le sartie sulle crocette e qualsiasi cosa si muova fa rumore. Ed io in tutto questo casino, e cullato dal movimento della barca, mi addormento come un bambino felice.

In navigazione mi piace ancora di più perché il rumore del vento è legato alla velocità della barca, al rumore del mare. Solo all’ancora in rada non sono tranquillo e tengo l’orecchio teso a capire come vanno le cose. A volte è quasi meglio stare sveglio in coperta che tanto lo spettacolo di una rada di notte è sempre magico.

Isola di Giannutri

Isola di Giannutri
Isola di Giannutri
Isola di Giannutri

Chissà, magari il vento ci sarà anche stanotte a Milano, ed io ne sarò felice.

In fondo ci vuol poco per esserlo, felicità a momenti e futuro incerto, come cantava Tonino Carotone in “Me cago en el amor“. Cercare la felicità ci condanno a non trovarla. Pensare al futuro ci rende schiavi dei piani che il più delle volte non si realizzeranno mai come abbiamo immaginato. Allora perché non sdraiarsi al sole e ascoltare il vento?

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